Attività Culturali:

CAPORETTO LA GRANDE ILLUSIONE   22 settembre 2017 ore 16.30

Sezione di Storia, Lettere e Arti
 
in collaborazione con
Circolo Raimondo Montecuccoli
 
Sala dei Presidenti
 
intervista di Massimo Nardi e Francesco Baraldi a
S.A.R. & I. Martino d'Austria-Este

La battaglia di Caporetto o Schlacht von Karfreit, fu in canto del cigno dell’esercito Austro-Ungarico. Alle 2:00 del 24 ottobre 1917 le truppe austriache insieme a divisioni tedesche attaccarono il fronte italiano nella Valle del fiume Isonzo nei pressi di Caporetto. Dopo una travolgente avanzata, il corpo di spedizione Austro-ungarico fu fermato il giorno 8 novembre sul fiume Piave, dove si era approntata la linea difensiva del Regio esercito italiano. Linea difensiva voluta da Cadorna e che il re Vittorio Emanuele III, ne avesse sostenuta con energia la necessità di attenervisi prevedendo che in caso contrario le conseguenze avrebbero potuto essere molto più gravi.
 

La S.V. è invitata
 
Il Presidente della Sezione
prof.ssa Licia Beggi Miani

LA DELIZIA DEL CATAIO E LE VILLEGGIATURE DELLA CORTE AUSTRO-ESTENSE TRA AFFETTI FAMIGLIARI E PRESTIGIOSE OSPITALITÀ   28 settembre 2017 ore 16.30

Sezione di Storia, Lettere e Arti
 
Sala dei Presidenti
 
prof.ssa Lidia Righi Guerzoni
 
Con testamento del 3 giugno 1803 il marchese Tomaso Obizzi lasciava in eredità al duca di Modena Ercole III d’Este i suoi ingentissimi beni, tra cui la sontuosa villa-castello cinquecentesca del Cataio vicino a Battaglia, a poca distanza da Padova. Famosa e celebrata per la sua mole maestosa, per il ciclo di affreschi di Giovan Battista Zelotti, per i giardini e il vasto parco, la villa-castello custodiva inoltre ricchissime collezioni di numismatica, di archeologia, d’arte, nonché una pregiata armeria e una biblioteca con opere rare. Con la morte pochi mesi dopo del duca Ercole, tramite complessi passaggi ereditari tra i suoi discendenti il Cataio perveniva al duca Francesco IV d’Austria d’Este. L’amenità del paesaggio euganeo, la bellezza della delizia e la sua ubicazione, tale da agevolare viaggi ad ampio raggio nel settentrione e a Vienna, ne facevano il sito ideale per le ducali villeggiature. Esenti dagli obblighi ufficiali di corte, il sovrano e la consorte Maria Beatrice Vittoria di Savoia vi trascorrevano giorni felici con i figli, partecipando ai loro divertimenti. Lo narra con toni commossi la primogenita Maria Teresa nel manoscritto delle sue Memorie, descrivendo tra l’altro le passeggiate nel parco in braccio ai genitori e in groppa agli asinelli, accompagnati passo per passo da loro quasi ritornati bambini. Ricorda inoltre l’animazione al Cataio all’arrivo dei parenti di casa d’Asburgo Este e Savoia e di altri illustri ospiti, tra cui gli imperatori Francesco I d’Austria e Ferdinando I con la moglie Marianna sorella della duchessa. Quest’ultima visita si ammanta di toni fiabeschi per la fastosa illuminazione, i fuochi d’artificio e il concerto del giovane Liszt. Ma la stagione aurea del Cataio va tramontando con la morte della duchessa (1840) e sei anni dopo di Francesco IV. Il figlio Francesco V frequenta più raramente la delizia, pur conservando nel cuore il ricordo del passato. Secondo una fonte documentaria finora inedita, durante una sua assenza vi compie una frettolosa visita l’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo (19 dicembre 1856) reduce dalle manovre militari di Rovigo. Scorrendo la relazione dell’ispettore Camurri, si apprende che Sua Maestà è avvinto dalla bellezza del contesto e delle collezioni, s’informa curiosamente sulle stanze da letto di ciascun duca, passeggia brevemente nel parco, ma è costretto ad abbreviare la visita per l’urgenza di raggiungere Padova. Durante la seconda guerra d’Indipendenza, al Cataio alloggiano a turno alcune guardie d’onore modenesi e il duca stesso impegnato nel conflitto; nonostante questo frangente il fascino della delizia, meta quotidiana di visitatori, permane intatto.
 
La S.V. è invitata
 
Il Presidente della Sezione
prof.ssa Licia Beggi Miani

L’anima e la macchina del corpo: G.E. Stahl e la scienza del Settecento   29 settembre 2017 ore 14,30

Per il Ciclo di Conferenze LA CIVILTA' DELLE MACCHINE

Sezione di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali

in collaborazione con

Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Storia delle Idee  (CIRSI) - UNIMORE

Sala dei Presidenti
 
prof. Ferdinando Abbri - Università degli Studi di Siena  - Dipartimento di Scienze della Formazione, Scienze Umane e della Comunicazione Interculturale (Arezzo)

Georg Ernst Stahl (1659-1734) occupa storicamente una posizione di primo piano nel contesto della storia della medicina, e delle scienze chimiche nell’Età dei Lumi. Luterano di orientamento pietista nel 1694 divenne professore a Halle, fu un clinico di successo e nel 1715 divenne medico del Re di Prussia; grazie alla sua posizione a Berlino come medico e Hofrath (consigliere) di corte esercitò una grande influenza sulla cultura scientifica e medica dell’intera Germania. La conferenza intende considerare la concezione stahliana dell’organismo vivente;  Stahl fu un feroce critico della concezione meccanicista di matrice cartesiana e stabilì che un principio non meccanico (l’anima) era necessario per spiegare la differenza tra la semplice mistione e l’organismo vivente. Stahl fu impegnato in controversie  con Friedrich Hoffmann (1660-1742), professore  di medicina a Halle e sostenitore di un approccio meccanicista; dopo la pubblicazione nel 1708 della sua grande Theoria medica vera  Stahl ebbe uno scambio polemico con il celebre filosofo  G.W. Leibniz. Nel delineare le concezioni filosofiche e mediche di Stahl, le controversie suscitate dalla sua opera si cercherà di mostrare l’influenza delle sue idee nel contesto settecentesco. Dal tardo Seicento e per tutto l’Illuminismo, iatrochimica, iatromeccanica e l’approccio animistico di Stahl proposero spiegazioni alternative e in competizione della “macchina” umana.
 
 
 La S.V. è invitata
 
Il Presidente della Sezione
Prof. Marco Sola

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